Appunti: Il concetto di ascesi

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Il concetto di ascesi è mutilato, nella vulgata occidentale. Ormai talmente connotato e abusato da avere perso ogni qualità di intima commozione e dedizione, è diventato sinonimo di maniacalità, di stravaganza e di bigotteria. A questo non hanno portato solo la distratta ignoranza dell’Occidente tecnico, ma anche quel fanatismo che sembra infiltrare ogni aspetto della vita europea e che ha prodotto il medioevale elogio agiografico di pratiche ascetiche estreme, mortificanti anche per lo spirito oltre che per la carne. (a onor del vero bisogna dire che altrettanto estreme e criticabili sono state spesso anche le pratiche ascetiche in oriente. Buddha fonda la sua “via” proprio rifiutando la dogmaticità dello studio vedantico e l’estremismo degli asceti, di cui anche lui aveva fatto parte per parecchi anni. Il fanatismo è una categoria della mediocrità.)

L’astensione, l’astinenza. Sono atteggiamenti che nel loro significato originale indicano ben altro che il desiderio di mortificazione. Lo negano, anzi. Significano principalmente, così penso io, “ritenzione”, un trattenersi che si estende ad ogni ambito della vita umana, tanto emotivo come fisico. Tutte le azioni che ci mettono in comunicazione con l’ambiente circostante, dal respirare all’evacuare, al mangiare, all’atto sessuale, ai cinque sensi etc, creano “interscambio” tra il soggetto e l’esterno. E in questo non c’è nulla di male, anzi, ma viene il momento in cui per riportare la propria concentrazione su sé stessi, bisogna frenare e rallentare, se non è possibile cessare, questa dispersione di identità. Nel digiuno, nel silenzio, nella castità, nel respiro controllato, la volontà e il senso di identità si accumulano e si stratificano. L’accezione più comune e colloquiale di ascesi è “un’occasione perduta”. Chiaro che da questa mentalità iniziale la strada percorribile è breve. Se la “vita vera” è farsi scorrere addosso la realtà sensibile, accaparrandone il più possibile, la conseguenza sarà una continua, crescente frenesia e frustrazione visto che la capacità di godere delle esperienze sensoriali si logora con la ripetizione e l’abuso non aggiunge nulla all’ampiezza delle percezioni. Inoltre l’abuso dei sensi rende sempre più isterica e incontrollata la paura della morte, poiché l’ambito proprio della sensorialità è il Tempo e, nel tempo, la morte è l’inevitabile complemento della vita.
La continenza, il trattenersi, sono l’espressione migliore della volontà poiché non hanno un fine esteriore e dunque quel “volersi” resta puro atto mentale, soggettivo, univoco, assolutizzante. Ovviamente, stiamo parlando di un atto mentale che cerca di aumentare l’aderenza alla realtà, non di pratiche allucinatorie e schizofreniche. Il fatto che sia un atto svincolato e univoco, mette solo più in evidenza l’autore dell’atto stesso. Ed è proprio in questa direzione che si muove l’ascesi, poiché l’aumentata concentrazione e lucidità del soggetto rende più diretta e immediata anche l’apprensione del mondo, diminuisce il timore, scaccia le ambiguità.
Se anche è vero che la dissoluzione dell’Io nel Tutto è la strada della pace e dell’illuminazione, è più che vero e provato che solo chi ha una percezione chiara e lucida di sé stesso può indagare l’esterno e gli altri.
L’assenza di paura è un prodotto della verità, la verità è il risultato di un intima, profonda volizione. La volontà, come e più di ogni altra facoltà, deve venire addestrata e esercitata pazientemente.
L’ascesi è questo esercizio. Ma non è solo esercizio e disciplina. Pur nell’amore che una persona sana deve avere per il proprio corpo e benessere, l’atto di privare, di sottrarre alla soggettività tutto il suo spontaneo fiorire di dettagli e gratificazioni rende più evidente la semplicità e la godibilità dell’esserci. Acquietare i desideri e i bisogni con il negarli e rifiutarne la centralità è, oscuramente, come preghiera o devozione nei confronti della vita, come anche di un qualche sconosciuto principio ordinatore da cui filtra quella sensazione di chiarezza e di semplicità ordinata che prova chi pratica l’ascesi con umiltà e profondità. 

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~ di damianorama su ottobre 4, 2007.

Una Risposta to “Appunti: Il concetto di ascesi”

  1. voglio il diritto d’autore x le foto..hihi…besitou..

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