“Essere attivo”

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” La modalità dell’essere ha, come prerequisiti, l’indipendenza, la llibertà e la presenza della ragione critica. La sua caratteristica fondamentale consiste nell’essere attivo, che non va inteso nel senso di un’attività esterna, nel senso di essere indaffarati, ma di attività interna, di uso produttivo dei nostri poteri umani.

Essere attivi significa dare espressione alle proprie facoltà e capacità, alla molteplicità di doti che ogni essere umano possiede, sia pur in vari grado. Significa rinnovarsi, crescere, espandersi, amare, trascendere il carcere del proprio io isolato, essere interessato, “prestare attenzione”, dare.

Nessuna di queste esperienze, però, può compiutamente essere espressa in parole, essendo queste recipienti colmi di un’espereienza che ne trabocca. Le parole designano un’esperienza, ma non sono l’esperienza. Nel momento in cui mi provo a esprimere esclusivamente in pensieri e parole ciò che ho sperimentato, l’esperienza stessa va in fumo: si prosciuga, è morta, è divenuta mera idea. Ne consegue che l’essere è indescrivibile in parole ed è comunicabile soltanto a patto che la mia esperienza venga condivisa. Nella struttura dell’avere, la morta parola regna sovrana; nella struttura dell’essere, il dominio spetta all’esperienza viva e inesprimibile.(Naturalmente, nella modalità dell’essere anche il pensiero è vivente e produttivo.) la modalità dell’essere può forse essere indicata nella maniera più efficace mediante un simbolo che mi è stato suggerito da Max Hunziger: un vetro azzurro appare tale quando la luce lo attraversa, perchè esso assorbe tutti gli altri colori, impedendo loro di passargli attraverso. In altre parole, noi definiamo azzurro un vetro proprio perchè non trattiene le vibrazioni cromatiche azzurre. La designazione che gli viene data non si riferisce a ciò che possiede ma a ciò che emana.

Solo se noi limitiamo la modalità dell’avere, vale a dire del non essere (cioè quella che consiste nel cercare sicurezza e identità aggrappandoci a quanto abbiamo, per così dire standoci seduti sopra, avvinghiandoci al nostro io e ai nostri possessi), la modalità dell’essere può emergere.

“Essere” significa rinunciare al nostro egocentrismo ed egoismo, ovvero, per usare parole che ricorrono spesso nei mistici, nel rendersi “vuoti” e “poveri”.

Per la maggior parte di noi, tuttavia, rinunciare all’atteggiamento dell’avere risulta troppo difficile, e ogni tentativo in questo senso ha come risultato di determinare l’insorgere di uno stato di intensa ansia, la sensazione di abbandonare ogni sicurezza, di essere scagliati nell’oceano senza saper nuotare. Chi si trovi in questa condizione ignora che, una volta gettata via la stampella della proprietà, può finalmente cominciare a servirsi delle sue proprie forze, a camminare con le sue gambe. A trattenerlo è solo l’illusione che non sia in grado di camminare da solo, la paura di crollare qualora non sia più sostenuto dalle cose che possiede. ”


Avere o Essere?” – Erich Fromm, 1976.

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~ di damianorama su ottobre 31, 2007.

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