L’Ombra della Paura

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La paura è la grande protagonista degli ultimi secoli, dal punto di vista sociale e culturale. E naturalmente politico. Ma è nell’intimo, nella privatezza delle proprie viscere che si può capire questo che è più di un comportamento, più di un’emozione. È più di una debolezza o di una inadeguatezza. La paura è un intero mondo, ha le sue comodità, le sue guerre, le sue ipocrisie, i suoi martiri, i suoi nutrimenti, i suoi dottori, la sua spiritualità perfino. La paura possiede strutture.

Non è facile circoscrivere una paura a meno di non limitarsi ai suoi tratti più esteriori, alle sue conseguenze. E c’è un motivo, ottimo, per questa difficoltà: la paura, cioè, è sempre una sola. Sempre la stessa. La caratteristica principale della paura è la sua infinita capacita mimetica.

Non è l’irrazionalità, come ho pensato per molto. Avere paura è un prodotto della fantasia come anche del pensiero. Ogni potere umano, ogni capacità umana, può diventare produttore di paura quando manca un “calmiere” fatto di senso delle proporzioni. Di contatto con la realtà, semplicemente.

Anche la più fredda razionalità può diventare una paura scatenata e paralizzante nel continuo sviscerare e riguardare le cause potenziali del pericolo o del fallimento, per esempio.

Ma se la paura è sempre una, la domanda ovvia è: “quale è?”

E come tante volte, la domanda ovvia è sbagliata. Proprio sbagliata nel suo assunto, che è un assunto di “buon senso”, che cioè la paura sia paura di qualche cosa. Invece è proprio il contrario.

Tranne poche fobie, che hanno dei caratteri psicoanalitici ben precisi, la “faccia” di ogni paura è solo la maschera di una fondamentale paura. Potremmo dire che la paura è paura dell’ignoto ma sarebbe inutilmente limitante…la paura è semplicemente ombra. Ombra della mente. L’angolo non illuminato che coagula ogni pretesto che la mente cerca per “chiudersi”.

Quell’ persorso progressivo, infatti, che inizia con il parto e prosegue fino alla completa età adulta è un processo di apertura. Dovrebbe esserlo, almeno. Ma non venendo raggiunta sempre l’apertura, non si raggiunge neppure l’età adulta intesa come la piena fioritura delle potenzialità umane. Questo perchè intrinsecamente, l’atto di aprirsi terrorizza l’individuo, che, come dice la parola, è solo.

L’apertura è denudarsi.

Il denudarsi, cioè il lasciare quelle che sembrano difese e che invece sono solo le pareti della prigione. È un atto che richiede grande forza, ma soprattutto grande lucidità. Richiede una scelta precisa. Non avviene automaticamente, tranne che in poche situazioni ideali, idilliche. Dunque abbiamo un paradosso: quella che è la natura umana più piena e produttiva, oggi non viene raggiunta praticamente mai, se non per enormi sforzi del soggetto.

Come è stato possibile che si giungesse a tanto?

Quando dicevo che la paura è un mondo intero, non facevo retorica. Intendo dire proprio che quello in cui noi viviamo è un mondo costruito sulla paura, con la paura. Le strutture aggregative, sociali, politiche, economiche, educazionali, danno per scontata e accettata la paura degli individui. E’ calcolato nel prezzo, che la gente ceda al panico…

La paura è l’elemento costituente della nostra società.

La produzione e il consumo di massa hanno come cardine l’individuo isolato, insicuro, che conforta con il consumo, cioè l’unico atteggiamento che gli sia stato insegnato, questa sua insicurezza. E per poter consumare, lavora e produce. E il sistema va avanti così, poggiato solo sull’infelicità degli individui. L’apertura è fonte di libertà dalla paura, è avvicinamento alle cose, è conoscenza della realtà. Dunque, non rimangono angoli oscuri per l’ombra. Dunque, ancora, l’individuo non ha più bisogno di consumare.

Che rischio! La fine del consumo di massa sarebbe, in due parole, la fine di questa società.

Tutti gli sforzi del potere, infatti, sono unicamente indirizzati a che questa ipotesi non si realizzi perchè sarebbe anche la fine del “potere” stesso. Ma poichè il processo di apertura è sommamente naturale, visto è intrinseco nella natura umana, il potere deve distorcere questa natura, quando questa si sviluppa.

Ma la soluzione ideale è inibirne lo sviluppo fin da subito, fin da bambini, tarpando conoscenza, cultura, spiritualità, serenità, coltivando ansie, paure, aggressività. Isolando l’individuo. Isolando l’individuo questo resta embrionale nelle sue potenzialità. Resta embrione come essere umano.

La paura è autoristrutturante. Si eleva di grado, evolve. Assorbe ogni funzione cognitiva ed emozionale, fino all’asservimento. Sembra troppo, ma è proprio così. Il suo funzionamento si basa proprio sul modificare ciò che il soggetto sente come “normale”. La paura insinua un sospetto, con delle razionalizzazioni. Se agisce in ossequio a questa paura, il soggetto dopo un po’ non saprà più distinguere dove finiscono i sospetti e dove inizia il vero pericolo. Ecco che difendendosi, chiudendosi ulteriormente per lo stolido, disperato, istinto di “protezione”, aumentano a dismisura le ombra, gli angoli oscuri della mente. L’unica protezione dalla paura è la luce, per continuare la metafora.

La luce è l’apertura alla realtà. L’entrare davvero in contatto con ciò che può costituire un pericolo, riuscire a valutarlo. Le emozioni non sono “traditrici”, lo è invece quella debolezza che pretende di proteggerle “fasciandole” alla nascita come i piedini delle geishe.

Quella debolezza viene oggi attivamente alimentata.

La meditazione, l’arte, la lettura, l’amore, la devozione sono strumenti per allargare, insieme alla propria percezione del mondo, anche la semplicità della vita, la sua luminosità, la sua gioia.

 

 

 

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~ di damianorama su novembre 9, 2007.

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