Il Potere davanti al tribunale dei deboli: la Palestina

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“Tu dici la tua e io dico la mia”, questo è l’orribile concetto di confronto che si ha oggi. Il dibattito lo si ha su opinioni, su interpretazioni. Su obiettivi politici astratti, su possibili sfumature politiche. Fa ridere, una risata aspra e incattivita, che si chieda e pretenda il dibattito anche la dove la realtà irrompe ad avallare una ricostruzione ed a ridicolizzarne un’altra. La reatà del dolore, la realtà di semplici catene di eventi che acquistano vividamente senso se ripercorse dall’inizio alla fine, passo per passo, e non al contrario.

Ognuno di noi vive un mondo immaginario. Un mondo ricostruito cognitivamente, dove l’immagine di ciò che ci è lontano è affidata a un “sapere” spesso senza contropartita, senza prove dirette, personali. Ma c’è una differenza tra chi lo sa e chi no, una differenza macroscopica. La diffidenza nella suggestione.

Chi sa quanto sia pronto il nostro cervello a integrare con le emozioni gli imput che arrivano dall’esterno, non affida a queste stesse emozioni il compito di tirare un giudizio sull’argomento. Mentre chi non sta in guardia trova, “come per caso”, dentro di se emozioni già strutturate e definite al punto che è impossibile costruire un giudizio analitico che le contraddica.

Il palestinese terrorista, urlante, irragionevole, minacciosamente armato di missili, di mitra o anche solo di sassi e rabbia, è l’icona di tutto questo.

Un’immagine cui non si può impedirsi di reagire, con ostilità e fastidio. E su questa ostilità, una qualche notizia di aggressioni israeliane che sfugga le maglie del controllo può al massimo, al massimo!, riportare in parità il giudizio.

Per questo discorso ho scelto il caso della palestina. Avrei potuto seglierne mille altri, dal Chiapas Zapatista a Beppe Grillo, dalle Brigate Rosse a Fidel Castro. Ma la Palestina è l’ombelico della vergogna. Il cuore ardente della Bugia del mondo occidentale.

Ci sono degli angoli di realtà che emergono taglienti dal flusso di presunta informazione. Che tagliano la nostra serenità. Chi accetta, per curiosità o per disperazione, di tagliarsi con la realtà e con la vergogna, la vergogna di aver fatto parte del “sistema dell’ignoranza”, scopre come non sia affatto difficile trovare “i fatti”, le verità. Che “tutto sia relativo”, che “la verità stia in mezzo” è una bugia enorme e disgustosa. La verità non è mai racchiusa in una sola “formulazione”, certo, ma esiste. Netta, cristallina. Il contrario di quella verità è falso, semplicemente. Oltre che le informazioni alla gente è stata tolta la fiducia nei propri giudizi, questo è il cardine del sistema della democrazia “rappresentativa”. TU non sei sicuro, delega ME che invece lo sono.

E tutto ciò che non è manipolabile, viene nascosto. Perchè il potere è realista, gli ideali sono astrazione. Allora, in questa ottica, è logico anche che, per impedire di essere intercettato mentre si parla con mafiosi e criminali, invece di evitare di parlare con loro si proibiscano le intercettazioni. Tutto ragionevole, nel mondo alla rovescia. Ho parlato con persone che senza rendersene conto, argomentando con puro “buon senso”, ragionevolmente, proponevano tesi fazione come un qualunque Ferrara o Vespa. Questo perchè avevano assorbito le suggestioni, non le informazioni.

Allora Chavez è un dittatore, Castro ovviamente pure, Beppe Grillo è uno che gira in Ferrari, Travaglio uno che vuole vendere libri. L’11 settembre è un attentato terroristico di islamici. Hamas un’organizzazione criminale che sabota il dialogo con irragionevoli attentati.

Nessuno di loro aveva mai letto altro che Repubblica e Corriere, dunque presumevano che, se pur non “documentata”, la loro “idea” della questione fosse però corretta.

Le loro fonti erano infatti “autorevoli”.

Leggere la “fabbrica del consenso” di Noam Chomsky spiega a chi non ci vuole credere come tutta questa informazione sia, semplicemente, strumentale. Come le polemiche “di opposizione” siano un giardino recintato in cui far giocare i bambini, per distoglierli dal pericoloso mondo reale che inizia sulla soglia dell’infomazione libera.

Io non posso entrare nel merito della questione palestinese. Ma so a sufficenza da sapere che quello che mi hanno detto sono bugie. So a sufficienza per vergognarmi, di me stesso e di amici e parenti, che non sanno a sufficenza. Chi parla di Palestina, oggi, è uno scalmanato. Non importa se la rabbia venga da ideologia o da informazione. Le opinioni “nette” infastidiscono nei salotti, soprattutto se bene argomentate.

Ma che fatica, che fatica, cominciare sempre tutto da capo…

Spiegare i processi di Berlusconi, spiegare chi era Licio Gelli, chi è Andreotti, chi era il generale De Lorenzo, chi era Mattei, cosa hanno fatto gli USA in Nicaragua, in Salvador, ad Haiti, in Argentina, in Guatemala, e così via…il sistema dell’ignoranza. Tutti hanno il diritto ad avere un’opinione. Purchè non sia un’opinione informata, perchè allora diventi un’estremista!

Spiegare cosa è successo in Palestina, perchè è così importante, è estremismo.

Spiegare come vengono usate le parole dai giornali, spiegare chi sono i padroni dei giornali, anche.

Eppure, anche da “estremisti”, anche sconosciuti, anche sviliti e umiliati, tutti questi deboli, questi palestinesi, questi bloggers,questi zapatisti, questi studenti, questi idealisti, sono il tribunale del potere. Il giudizio, il giudizio vero, lo danno loro. Perchè sono lo specchio, frammenti di specchio, come dice il Subcomandante Marcos. La verità esiste, aldilà di ogni ideologia, di ogni convinzione, di ogni correttezza, la verità esiste. E chi la cerca, chi se ne fa carico, pur sbagliando magari, diventa un dito puntato, un tribunale che non commina pene, ma pena. Dolore. Questa è la rivoluzione, la consapevolezza. Perchè quando la consapevolezza si sparge, è un virus sottile, non c’è arma o minaccia che la possa ricacciare nel buio. Diceva, meravigliosamente, “il vecchio antonio” raccontato da Marcos:

lascia sempre a loro la forza, tu tieniti la ragione. Loro non potranno mai ricavare la ragione dalla forza, mentre tu potrai sempre ricavare forza dalla ragione.

E questa dunque è la responsabilità, la nostra, quella di chi non può o non sa combattere sul terreno, fare volontariato o attivismo, scrivere sui giornali. Ma la responsabilità non si delega:

chi sa ha il dovere di parlare, anche rendendosi antipatico e fastidioso.

chi non sa ha il dovere di sapere, di documentarsi.

Semplice.

Qui assolvo un pezzetto di responsabilità, e chiamo alla loro quei pochi che leggeranno, dando la possibilità pratica di documentarsi:

Terrore Infinito” di Noam Chomsky, (titolo italiano), per la più esauriente ricostruzione storico-politica della vicenda palestinese a mia conoscenza. Dove mostra cose “banali” come il confronto tra le soluzioni proposte dai “mediatori” statuniteni e le mappe delle fonti idriche…come dire, “ti concedo del terreno che era tuo, e vuoi anche bere?” e altro chicche simili…

La tesi di fondo è che la locuzione “processo di pace” sia una espressione che indica il progetto, operativo e effettivo, di NON risolvere la questione. Questo per motivi di convenienza economica e politica, legati alla necessità di mantenere un’esercito “amico” in assetto di guerra in un’area politicamente importante per l’approvigionamento di fonti energetiche e di impedire una stabilità politica che produrrebbe verosimilmente una pericolosa unità d’intenti commerciale sfavorevole al “cliente” USA. Il tutto, dimostrato da analisi dettagliatamente documentate, come è nello stile di Chomsky. Pensando al disastro della guerra in Iraq, queste tesi assumono ulteriore solidità dato che è stata creata a tavolino un’emergenza politica e umanitaria tale da impedire serie proteste alla presenza militare internazionale in medio oriente.

Poi qualche link:

http://it.wikipedia.org/wiki/Palestina

http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?cid=37078

http://www.infopal.it/index.php/

http://www.aljazira.it/

http://www.forumpalestina.org/

mi documenterò ulteriormente per trovare altri siti italiani, poiché la maggior parte delle migliori trattazioni dell’argomento sono state fatte in siti in lingua inglese. Quindi questo è un post che verrà aggiornato prossimamente.

Lascio infine un contributo, che devo al mio insegnante di arabo Ahmed:

Carta d’Identità

(Mahmud Darwish, 1941)

Prendi nota, sono arabo

e la mia carta d’identità è la numero cinquantamila

ho otto bambini e il nono arriverà dopo l’estate.

Ti fa forse rabbia?

Prendi nota sono arabo,

lavoro in una cava con i colleghi della fatica.

Ho otto bambini. Dalle rocce ricavo il pane, i vestiti e i libri.

Non ti chiedo l’elemosina né mi umilio davanti alla tua soglia

Ti fa forse rabbia?

Prendi nota! Sono arabo,

senza nome senza titolo, sono paziente in un paese

dove tutto bolle di furia e di rabbia.

Le mie radici

si sono stabilizzate qua prima della nascita del tempo

prima dell’inizio dei secoli, prima dei cipressi, degli alberi d’olivo

e prima del crescere dell’erba.

Mio padre viene dalla stirpe dell’aratro,

non un figlio di signori possidenti, mio nonno pure era contadino,

mi insegnava la dignità del sole prima che insegnarmi a leggere i libri.

La mia casa è fatta di rami e di canna: sei soddisfatto del mio stato?

Senza nome senza titolo! Prendi nota, sono arabo.

Capelli neri e occhi scuri, segni particolari una kufia sulla mia testa.

Ho le mani dure come roccia, graffiano tutto quello che toccano

sono di un villaggio dimenticato

delle vie senza nome e degli uomini che lavorano

tutti in un campo o alla cava.

Ti fa forse rabbia? Prendi nota! Sono arabo,

al quale hai rubato la vigna dei miei antenati e la terra che coltivavo

insieme ai miei figli, senza lasciarci nulla se non queste rocce.

È vero che il vostro governo mi ruberà anche queste, come si dice?

Allora scrivi quanto segue, scrivilo a capo della prima pagina:

non odio gli altri

né rubo a nessuno, ma se avrò fame

la carne del mio usurpatore diverrà il mio cibo.

Attento alla mia fame, alla mia rabbia!


(Palestina, 1941)
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~ di damianorama su febbraio 15, 2008.

6 Risposte to “Il Potere davanti al tribunale dei deboli: la Palestina”

  1. Ciao Damiano,
    ho letto il tuo commento su Guerrilla Radio, e ViK è momentaneamente indisponibile.
    M’ha fatto davvero piacere leggere questo tuo post.
    Un link che sicuramente devi aggiungere è http://www.forumpalestina.org, poi altri ne puoi trovare sul mio blog, se ti capita di farci un giretto.
    Qualche libro sulla questione palestinese: “Distruggere la Palestina” di Tanya Reynhart, “Storia della Palestina” di Ilan Pappe, poi i libri di Edward Said.
    Buon proseguimento…

  2. Damiano,
    sei dei nostri.

  3. Che bel post,
    era da tempo che non ne leggevo di così profondi. Sono serio.

    Stavo pensando a questi temi proprio in questi giorni.
    Pensieri proiettati da fonti cosiddette autorevoli, o ancora meglio suggestivi, pieni di emozioni banali, fasulle, che non ti permettono verifica o critica.
    Qui sta il gioco, insieme come dicevi tu, al rendere aleatoria qualsiasi questione.

    E’ un concetto difficile da esprimere, tu ci sei riuscito magnificamente.
    Io un po’ meno.

    A Presto,
    Gabriele

    http://ilsonnodellaragione.iobloggo.com/

  4. “lascia sempre a loro la forza, tu tieniti la ragione. Loro non potranno mai ricavare la ragione dalla forza, mentre tu potrai sempre ricavare forza dalla ragione.“

    non so se ti ricordi di me,ho trovato l’e-mail in cui mi hai inviato l’indirizzo del tuo blog e sono passato a dare un’occhiata al volo

    Mi ha colpito quersta frase,è buffo io sono convinto che la ragione sia un’effetto,generalmente chi ha la forza ha anche la ragione.Il tribunale e la ragione di cui parli tu mi sembrano alcuanto “astratti” e intellettuasistici,una consolazione per sconfitti,ho perso sul piano materiale ma avevo ragione,dimenticando che la ragione è una questione di prospettive.

  5. ciao Luigi, ti rispondo:
    Mao, “quel” Mao, diceva “la verità parla dalla bocca di un fucile”.
    un aforisma che riassume, un po’ crudamente, quello che dici.

    Quello che dico io, nel post, è piuttosto “la verità parla dalla bocca di un fucilato”.

    Non è un “trinunale” astratto, quello della ragione…come non sono astratte le ragioni dei palestinesti, dei Chapanechi, dei Tibetani, degli argentini, dei Salvadoriani,Haitiani, dei Birmani etc…cosa c’è di astratto nel subire un sopruso?
    certo, non è un tribunale dal quale il condannato esce in manette, ma è solo questo che tu riconosci come giudizio? come condanna?
    e allora perchè stimiamo tanto Socrate?

    la ragione un effetto della forza?
    io spero davvero che tu stia scherzando…
    altrimenti devi metterti un vestito da poco e camminare per le strade dell’india, dell’africa, del sudamerica e andare a vedere le ragioni di chi non ha forza…

    quelli che tu chiami “effetti”, non sono ragioni: sono crimini.

  6. “Il messaggio di Gandhi non era che si stancano prima i poliziotti di picchiare che noi di prenderle, perchè non è vero.
    Ma era “CRESCIAMO molto di più e più velocemente lasciandoci picchiare che picchiando”
    ed è la nostra crescita che CAMBIA le cose, in modi difficili da descrivere…”

    Grazie per averlo ricordato Damiano.

    Vik

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