Il processo Andreotti – la sentenza

(la sentenza di appello, confermata in cassazione con alcune modifiche è riportata in forndo all’articolo, dopo una introduzione sulla complessa vicenda processuale)

Il processo Andreotti rappresenta il culmine della storia italiana. C’è dentro la miseria, la ferocia, la voglia di riscatto di un popolo. C’è l’ambiguità, la rarefazione della logica, gli arcana imperii.

C’è l’uomo la cui vita politica è più lunga dell’esistenza della Repubblica in cui questa vita si è esplicata. Andreotti ha cominciato la sua attività di politica, governativa ovviamente!, nel Governo Provvisorio di Salerno nel 1943. Insomma politicamente ha due anni più della Repubblica, cinque più della Costituzione.

Visto che i mezzi di comunicazione non hanno badato a spese per far passare il messaggio che Andreotti fosse stato assolto, cominciamo da qui un brevissimo riassuntino nel merito di questo processo per mafia uno dei Padri della Patria, sette volte Presidente del Consiglio, innumerevoli volte Ministro.

Andreotti è stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere “con mafiosi” fino alla primavera del 1980. Reato commesso ma prescritto.

(Il reato di “associazione di stampo mafioso” è una fattispecie giuridica che risale al 1982, dunque rimasta fuori dal periodo di attribuzione del reato. Per A. quindi era associazione a delinquere “semplice”, pur se con persone che da lì a due anni si sono potute giuridicamente chiamare “mafiosi”. Detto questo fate voi…)

Il Primo Grado fini con un’assoluzione per non aver commesso il fatto.

La Procura di Palermo fece ricorso, mostrando come il Tribunale avesse dato una valutazione delle prove “atomizzante”, cioè prese e valutate autonomamente senza che queste potessero concorrere a creare un quadro generale di significato. Io l’ho detto in tre righe loro ci hanno messo 80 pagine, ma l’idea è questa.

La corte di Appello, con una motivazione di 1500 pagine, risponde: “cacchio, mi sa che avete ragione voi”.

Andreotti viene condannato per associazione a delinquere. Ma viene ristretto il periodo di contestazione del reato alla primavera del 1980 (quando cambiarono i vertici di Cosa Nostra ed a Bontade subentrarono i Corleonesi). Si permette così l’intervento della prescrizione, poichè la fattispecie giudirica della “associazione per delinquere di stampo mafioso” risale solo al 1982 ed ha tempi di prescrizione assai più lunghi.

La Cassazione infine giudica ripetutamente “non illogica”, “non irrazionale” e “priva di fratture logiche e di omissioni” la sentenza di Appello, pur sottolineando che possono esistere interpretazioni alternative.

Dunque alla fine del lungo percorso viene confermata dalla Cassazione la statuizione di 2° grado:

“(viene) ravvisata la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità ma in quelli più ampi e significativi di una più concreta collaborazione ”
pag 211 Sentenza di Cassazione

(ringrazio unoetrino che mi ha fatto notate la grossa confusione che avevo creato nel post, pur avendo letto diffusamente entrambe le sentenze. Me ne scuso.)

Gli episodi più significativi contestati ad Andreotti sono (estratti dalla sentenza di Cassazione):

  • gli incontri con Stefano Bontade, capo di Cosa nostra. Due incontri sono stati provati, uno prima e uno dopo l’assassinio di Pierasanti Mattarella, il Presidente della Regione Sicilia, incongruamente onesto e fastidioso.

  • Alcuni favori richiesti alla mafia da Gelli, tramite Andreotti, per spianare la strada alla candidatura di Gelli stesso in Calabria, poi fallita.

  • La relazione strettissima di Salvo Lima, proconsole andreottiano in Sicilia, con i fratelli Salvo, potentissimi industriali mafiosi, oltre che con Vito Ciancimino, poi condannato. I fratelli Salvo risultano poi avere il numero di telefono personale di Andreotti.

  • L’omicidio di Carmine Pecorelli, giornalista legato ai Servizi, diventato fastidioso dopo il caso Moro. Nella tesi di accusa, basata sulle rivelazioni di alcuni pentiti, l’omicidio fu un favore di Cosa Nostra al Nostro.

  • Una torbida connessione con il Golpe Borghese del 1970, mai pienamente provata. È certo tuttavia che la Mafia fu contattata da ambienti golpisti legati alla P2.

  • Le comprovate relazioni personali con vari Boss mafiosi. Tra questi quasi certamente anche Totò Riina e Provenzano, che si sono vantati in molte occasioni dei loro agganci politici. Il tribunale non ha ritenuto provata quest’ultima connessione, nonostante varie risultanze.

Ecco in sintesi l’indicibile, ciò che in Italia alcuni sanno ma non può detto ad alta voce:

cioè che in una maniera o in un’altra, abbiamo avuto alla guida della nazione, almeno per quattro volte anche nell’interpretazione finale di “entro il 1980”, un uomo che ha trattato direttamente e personalmente con la Mafia per obiettivi diversi che quello di sconfiggerla.

Ecco qua lo stralcio conclusivo della Sentenza di Appello, poi confermata dalla Cassazione.

Buona lettura.

…………………………
“In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio politico nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del Paese ed estraneo all’ambiente siciliano, il quale, nell’arco di un congruo lasso di tempo, anche al di fuori di una esplicitata negoziazione di appoggi elettorali in cambio di propri interventi in favore di una organizzazione mafiosa di rilevantissimo radicamento territoriale nell’Isola:
a) chieda ed ottenga, per conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione interventi para-legali, ancorché per finalità non riprovevoli;
b) incontri ripetutamente esponenti di vertice della stessa associazione;
c) intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti;
d) appalesi autentico interessamento in relazione a vicende particolarmente delicate per la vita del sodalizio mafioso;
e) indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati;
f) ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti
con i mafiosi;
g) dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici – e non meramente fittizi – di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.
Alla stregua dell’esposto convincimento, si deve concludere che ricorrono le condizioni per ribaltare, sia pure nei limiti del periodo in considerazione, il giudizio negativo espresso dal Tribunale in ordine alla sussistenza del reato e che, conseguentemente, siano nel merito fondate le censure dei PM appellanti.
Non resta, allora, che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza.
Visto l’art. 544, comma 3, c.p.p.; indica in giorni novanta il termine entro il quale verranno depositate le motivazioni della sentenza.
Palermo, lì 2 maggio 2003.
IL CONSIGLIERE est. IL PRESIDENTE
(Dr. Mario Fontana) (Dr. Salvatore Scaduti)

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~ di damianorama su maggio 19, 2008.

14 Risposte to “Il processo Andreotti – la sentenza”

  1. E’ incredibile come ancora si sappia pochissimo di questa vicenda e la gente ritenga ancora che Andreotti sia stato prosciolto…
    http://verraungiorno.blogspot.com

  2. Ma che bel sito! Proprio bello

  3. grazie per aver riportato la sentenza: è un servizio prezioso d’informazione

  4. […] Ottobre 2008 · Nessun Commento https://damianorama.wordpress.com/2008/05/19/il-processo-andreotti-la-sentenza/ … “In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla […]

  5. […] Ottobre 2008 · Nessun Commento https://damianorama.wordpress.com/2008/05/19/il-processo-andreotti-la-sentenza/ … “In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla […]

  6. …la gente crede di vivere in un paese democratico…e se tutto va male si ricercano le cause altrove piuttosto che in questo sistema corrotto fatto di gente che si gestisce il potere in modo privato, disposto ad ammazzare quando gli si intralcia la strada. e tutto questo è possibile con la compiacenza dei media. E’ uno schifo che non accetterò mai e mi unisco nelle intenzioni e anche nei fatti a tutti colore che rivendicano uno stato libero dalla corruzione. Evviva Caselli Evviva Falcone Evviva Borsellino

  7. […] pubblicato precedentemente su questo blog le sentenze di Andreotti (Cassazione) e Dell’Utri (primo […]

  8. non entro nel merito…ma forse sarebbe il caso di leggere la sentenza della Corte di Cassazione e farvi un idea!Dico solo che la corte suprema non conferma la corte di appello ma semplicemente se ne lava le mani!
    “il Collegio ritiene di dover riprendere l’osservazione
    iniziale: i giudici dei due gradi di merito sono pervenuti a soluzioni diverse; non rientra tra i compiti
    della Corte di Cassazione, come già reiteratamente precisato, operare una scelta tra le stesse perché
    tale valutazione richiede l’espletamento di attività non consentite in sede di legittimità; in presenza
    dell’intervenuta prescrizione, poi, questa Corte ha dovuto limitare le sue valutazoni a verificare se le
    prove acquisite presentino una evidenza tale da conclamare la manifesta illogicità della motivazione
    della sentenza in ordine all’insussistenza del fatto o all’estraneità allo stesso da parte dell’imputato;
    7) ne deriva che, mancando tali estremi, i ricorsi vanno rigettati.
    97
    Al rigetto del ricorso dell’imputato consegue per il medesimo l’onere delle spese ai sensi dell’art.
    616 c.p.p..
    P.Q.M.
    Rigetta il ricorso del Procuratore Generale e dell’imputato e condanna quest’ultimo al pagamento
    delle spese processuali.
    Roma, 15 ottobre 2004.
    Il Consigliere Estensore Il Presidente.
    Si da atto che la presente motivazione è stata letta e approvata dal Collegio, ai sensi dell’art. 617
    c.p.p., nelle camere di consiglio del 21 e 28 dicembre 2004.
    DEPOSITATO IN CANCELLERIA il 28 dicembre 2004

  9. (ho modificato questo mio commento poichè riportava gravi inesattezze, che ho corretto anche nel post. Ciò che segue rimane invece valido, per me.)

    (…)
    infine, forse sarebbe bene entrare nel merito, sai?

    aldilà della valutazione penale degli atti, sono stati considerati PROVATI eventi politicamente gravissimi, come l’acclarata disponibilità di Andreotti nei confronti della mafia, i suoi incontri con Stefano Bontade, prima e dopo l’assassino di Piersanti Mattarella e parecchie altre cose.

    in uno che era stato PRIMA DEL 1980 5 volte presidente del consiglio, ti sembra poco?
    o poco significativo?

    • ciao damianorama quella tu ripori è la sentenza della
      Corte di Appello…la corte di cassazione non si esprime nel merito in quanto non la ritiene manifestamente illogica unitamente a quella di primo grado e per l’intervenuta prescrizione. Tutto qui.
      Se la corte di appello avesso condannato Andreotti per aver incontrato Bontade su Marte allora poteva cassare la sentenza…

  10. Hai perfettamente ragione, me ne scuso. Correggo subito il post.

    Le MOTIVAZIONI che riporto sono quelle della sentenza di Cassazione. Lo stralcio finale che io riporto (in grassetto) è della sentenza di Appello, confermata in Cassazione.

    In APPELLO il periodo di contestazione del reato viene ristretto al 1980. Così la corte di fatto concesse l’estizione per prescrizione. (grazie alla circostanza che la fattispecie giuridica di “associazione di stampo mafioso” inizia nel 1982. Dunque la sua è “associazione per delinquere”, associazione con mafiosi ovviamente!)

    La Cassazione giudica ripetutamente “non illogica”, “non irrazionale” e “priva di fratture logiche e di omissioni” la sentenza di Appello, pur sottolineando che possono esistere interpretazioni alternative.

    Dunque alla fine del lungo percorso viene: ” ravvisata la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità ma in quelli più ampi e significativi di una più concreta collaborazione ”
    pag 211 Cassazione

    ringrazio unoetrino che mi ha fatto notate la grossa confusione che avevo creato nel post, pur avendo letto diffusamente entrambe le sentenze.
    ciao
    Damiano

  11. Figurati lo faccio per passione…!ci sarebbero altre precisazioni da fare ma mi fermo qua! tanto non ho alcuna intenzione di fare cambiare idea ai lettori di questo interessante sito!Ciao.

  12. ciao,
    Non penso che chi legge il mio sito abbia “un’opinione” specifica. Almeno, io non l’ho di certo. Informarsi è un preliminare indispensabile al costruirsi opinioni!

    Non potrai negare che il messaggio, comunemente diffuso, che Andreotti sia stato “assolto” sia gravemente scorretto e che falsifichi una realtà grave e densa di implicazioni, di rapporti e connivenze tra Stato e le varie criminalità organizzate.

    Penso che tutto questo sia una cornice di legalità che DEVE precedere qualunque dibattito di argomento politico.

    Che i servizi segreti appoggino convenienze politiche, nazionali e internazionali, che i politici siano uniti da interessi di lobby economiche, industriali, mafiose, che l’informazione non riesca più a compiere il suo ruolo di vigilanza e di controllo, che i cittadini stessi siano tanto ignoranti e analfabeti da essere incapaci di informarsi in merito a ciò che li riguarda, sono tutti fatti che svuotano di senso la democrazia rendendola un puro “istituto formale”.

    Questo è ciò che va combattuto. Con la passione e la disponibilità a fare sempre un passo in più.
    grazie ancora.

  13. Andreotti è stato ASSOLTO da entrambe le corti di merito, totalmente dal Tribunale e dall’80 in poi dalla Corte d’Appello. Quest’ultima ha invece dichiarato il NON LUOGO A PROCEDERE per i fatti anteriori al 1980. Il non luogo a procedere non è né assoluzione né condanna. Quindi continuare a dire che Andreotti è stato ritenuto colpevole sino al 1980 NON E’ VERO, non corrisponde alle sentenze. Il non luogo a procedere, anzi, pur non essendo un’assoluzione, fa rivivere in pieno la presunzione di innocenza. Quindi Andreotti E’ INNOCENTE.

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