Beppe Grillo a bassa voce – concetti e programmi

•novembre 7, 2012 • Lascia un commento

Vista la spaventosa caccia alle streghe iniziata da anni e infiammatasi definitivamente dopo la vittoria in Sicilia, ecco allora un piccolo contributo più interessante della media, per vari motivi: la serenità non oratoria, l’ampiezza dei temi toccati, il contesto dialogante.

due frasi su tutte mi sembrano una buona introduzione:

-“io non sono candidato a nulla, il mio lavoro è solamente di aggregare persone intelligenti intorno a dei problemi e a dei progetti.”

– “Io ho lavorato 41 anni, sto bene, ho la mia villa con il cancello elettrico! Potevo chiudere il mio cancello elettrico e stare tranquillo. Chi me lo fa fare? Me lo fa fare che ho sei figli…

Inoltre, come già detto, poichè molte delle critiche apparentemente ragionevoli sono incentrato intorno al meme politico  – “non basta protestare, bisogna avere un programma”– trovo utile ribadire che il programma del Movimento 5 Stelle esiste ed è assai elaborato e articolato. Lo trovate qui

Detto questo, nel merito si possono avanzare critiche anche feroci. Ma la disinformazione non fa bene alla democrazia.

Informatevi e informate.

Genderless – la generazione dei bambini di genere “fluttuante”

•settembre 17, 2012 • Lascia un commento

Articolo originale QUI

Di RUTH PADAWER
nytimes.com

Vogliono mettersi la gonna, giocare con le bambole e dipingersi le unghie. Ma non si considerano né maschi né femmine. E una nuova generazione di genitori sta imparando a crescerli.

La sera prima di mandarlo alla “primina”, i genitori di Alex, Susan e Rob, scrissero una mail ai genitori dei compagni di classe. “Alex” era scritto nella mail “è sempre stato di “genere fluido” e in questo periodo s’identifica tranquillamente sia nei calciatori sia nelle principesse, supereroi e ballerine (per non parlare di Lava e Unicorni, dinosauri e arcobaleni luccicanti).” Spiegarono che Alex recentemente si era molto rattristato quando i genitori gli avevano proibito di indossare vestiti femminili se non durante un gioco di travestimento.

Dopo aver consultato il suo pediatra, uno psicologo e aver sentito genitori di altri bambini di “genere non-conformato”, Susan e Rob conclusero che “la cosa essenziale era di insegnargli a non vergognarsi di come si sentiva dentro”. Era quello il motivo del vestito a strisce fucsia, rosa e giallo che avrebbe indossato il giorno dopo a scuola. Per completare l’informazione, la mail riportava un link informativo sui bambini di “genere variabile”.

Quando Alex aveva quattro anni, si definiva allo stesso tempo “bambino” e “bambina” ma da due anni a questa parte si definiva un bambino a cui ogni tanto piaceva vestirsi da donna e atteggiarsi come tale. A volte in casa indossa vestiti, si mette lo smalto alle unghie e gioca con le bambole; altri giorni fa giochi rudi e aggressivi e dice di essere Spider-Man. Anche la sua gestualità cambia totalmente secondo come si sente quel giorno: i giorni che indossa vestiti femminili è grazioso, gentile, si muove quasi come in una danza e quando parla termina le frasi con toni acuti. I giorni invece che opta per l’abbigliamento solo maschile assume un atteggiamento da bulletto arrogante. Ovviamente, se Alex fosse stato una bambina che a volte giocava o si atteggiava da maschio, la mail non sarebbe stata mandata e neanche pensata. Nessuno avrebbe fatto caso se una bambina giocasse a football o indossasse una maglietta di Spider-Man. Continua a leggere ‘Genderless – la generazione dei bambini di genere “fluttuante”’

Contro la “società della crescita”, la “società dell’abbondanza” – un intervento di Serge Latouche

•settembre 16, 2012 • Lascia un commento

articolo originale QUI

DI SERGE LATOUCHE

Viviamo in una società della crescita. Cioè in una società dominata da un’economia che tende a lasciarsi assorbire dalla crescita fine a se stessa, obiettivo primordiale, se non unico, della vita. Proprio per questo la società del consumo è l’esito scontato di un mondo fondato su una tripla assenza di limite: nella produzione e dunque nel prelievo delle risorse rinnovabili e non rinnovabili, nella creazione di bisogni – e dunque di prodotti superflui e rifiuti – e nell’emissione di scorie e inquinamento (dell’aria, della terra e dell’acqua).

Il cuore antropologico della società della crescita diventa allora la dipendenza dei suoi membri dal consumo. Il fenomeno si spiega da una parte con la logica stessa del sistema e dall’altra con uno strumento privilegiato della colonizzazione dell’immaginario, la pubblicità. E trova una spiegazione psicologica nel gioco del bisogno e del desiderio. Per usare una metafora siamo diventati dei «tossicodipendenti » della crescita. Che ha molte forme, visto che alla bulimia dell’acquisto – siamo tutti «turboconsumatori » – corrisponde il workaholism, la dipendenza dal lavoro. Un meccanismo che tende a produrre infelicità perché si basa sulla continua creazione di desiderio. Ma il desiderio, a differenza dei bisogni, non conosce sazietà. Poiché si rivolge ad un oggetto perduto ed introvabile, dicono gli psicoanalisti. Senza poter trovare il «significante perduto», si fissa sul potere, la ricchezza, il sesso o l’amore, tutte cose la cui sete non conosce limiti. (…) Anche per questo ci serve immaginare un nuovo modello. Economico ed esistenziale. Così la ridefinizione della felicità come «abbondanza frugale in una società solidale» corrisponde alla forza di rottura del progetto della decrescita. Essa suppone di uscire dal circolo infernale della creazione illimitata di bisogni e prodotti e della frustrazione crescente che genera, e in modo complementare di temperare l’egoismo risultante da un individualismo di massa. Uscire dalla società del consumo è dunque una necessità, ma il progetto iconoclasta di costruire una società di «frugale abbondanza» non può che suscitare obiezioni e scontrarsi con delle forme di resistenza, qualunque siano i corsi e i percorsi della decrescita. Continua a leggere ‘Contro la “società della crescita”, la “società dell’abbondanza” – un intervento di Serge Latouche’

Il pensiero magico e la “lunga emergenza” – un intervista con James Kunstler

•settembre 13, 2012 • 1 commento

Articolo italiano  QUI.

 Non condivido alcune posizioni di Kunstler, come quelle sull’energia atomica. Ma la riflessione mi sembra pertinente e importante. La diffondo volentieri.

Di CAROLYN BAKER
carolynbaker.net

Intervista a James Howard Kunstler

“Tutti hanno un piano, finché non gli arriva un pugno in faccia.”
Mike Tyson

“Un modo conciso per definire dove si trova ora il nostro Paese, e forse l’intero mondo civilizzato”, nota lo scrittore James Howard Kunstler (nella foto).

Siamo già oltre la boa del picco del petrolio mondiale, dice Kunstler nel suo nuovo libro, Too Much Magic: Wishful Thinking, Technology and the Fate of the Nation (Troppa magia: il pensiero illusorio, la tecnologia e il destino della Nazione) e ci aspettiamo che la tecnologia venga a salvarci.

Sia nel caso che il nostro stile di vita, tenuto in piedi dal petrolio a buon mercato, crolli in un sol soffio come un castello di carte, sia che esso si sfasci lentamente come un motore che perde colpi, di una cosa Kunstler è sicuro: stiamo per finire al tappeto.

Siamo decisamente entrati nell’epoca che Kunstler definisce “la lunga emergenza”, una lunga era di contrazione economica e tensioni sociali, causata dalla diminuzione delle nostre risorse. Ancora ci rifiutiamo di vederlo, in gran parte a causa dei poderosi sistemi di magie tecnologiche che ci tengono ammaliati. Il picco del petrolio ti preoccupa? Tranquillo, il tuo IPad lo faremo funzionare con nuove, inesauribili fonti di energia ancora da scoprire.

Gli scrittori Paul Smyth e Judy George hanno discusso con Kunstler la fine dell’era dei combustibili fossili, e i possibili sviluppi. Continua a leggere ‘Il pensiero magico e la “lunga emergenza” – un intervista con James Kunstler’

Carnivori indignati…

•agosto 31, 2012 • Lascia un commento

Un lieve disaccordo sul titolo originale del video (“la coerenza di chi mangia carne“).

Non è tanto questione di coerenza, secondo me, ma di cattiva coscienza. Di una semi-letargica abitudine a restare sulla superficie delle cose, quando approfondirle porterebbe a disagio e all’implicazione di cambiamenti impegnativi. “Piace carne – mangio carne” è apparentemente un’equazione auto-sufficiente…nello stesso momento in cui si inseriscono elementi terzi, in essa, allargando lo zoom, per così dire, si ottiene molta confusione, spesso turbamento, sempre irritazione. E questi elementi non hanno bisogno di essere necessariamente “la morte del porcellino” ma anche problematiche ecologiche di sostenibilità o conseguenze medico-fisiologiche (ormoni, malattie cardiache etc). In generale, è così “deterrente” e spaventosa l’idea di cambiare abitudini alimentari che le persone mi hanno detto spesso, apertamente, con disarmante disonestà: preferisco non sapere. Brave persone, intendo.
Ho trovato significativa, indicativa della profondità della rimozione, la reazione inorridita delle persone nel video in una situazione di evidente e goliardica provocazione…

 

Il progetto politico del PD secondo Alessandra Daniele – Carmilla

•luglio 24, 2012 • Lascia un commento

di Alessandra Daniele

PD.jpgLa strategia del PD non è né incerta, né ambigua, è d’una semplicità elementare, ed è perseguita con determinazione granitica: ”l’Italia è in maggioranza di destra, quindi per avere la maggioranza bisogna essere di destra”.
Non c’è da stupirsi che per i dirigenti PD i diritti civili siano sempre subordinati ai capricci del Vaticano, proprio come i diritti dei lavoratori sono sempre subordinati ai profitti delle banche. La marcia verso destra del PD è cominciata quando si chiamava ancora PCI, e ogni anno segna una nuova tappa in quella direzione: con questo ritmo, entro la legislatura sorpasserà a destra Casini, ed entro il decennio doppierà Pinochet.

Eppure, nonostante questo fa-shift, questa progressiva deriva fascista del PD, milioni di elettori di sinistra continuano a votarlo, a considerarlo un’opzione legittima, anzi, a volte l’unica opzione praticabile. A guardarli si prova lo stesso misto di rabbia e compassione provocato dalle truci docufiction di Amore Criminale su certe mogli convinte che l’uomo che le pesta, le tradisce, e le deruba sia innamorato di loro, e sia recuperabile. Finché lui le massacra e le butta in un fosso, magari dando la colpa agli ”stranieri”, oppure, se colto sul fatto, alle ”voci nella testa”.
Per il corrente massacro del Welfare e dello Statuto dei Lavoratori, gli stranieri espiatori sono stati prima i greci, poi i tedeschi, ora gli spagnoli, mentre le ”voci nella testa” restano sempre quelle della BCE.
Da quasi vent’anni la classe dirigente dell’attuale PD rastrella voti spacciandosi come l’unico possibile argine al berlusconismo, contribuendo a produrre quasi vent’anni di berlusconismo, durante i quali tutte le sinistre sono state accuratamente spazzate via dal Parlamento fino all’ultima briciola, e tutte le destre sono cresciute e si sono moltiplicate come scarafaggi. Continua a leggere ‘Il progetto politico del PD secondo Alessandra Daniele – Carmilla’

Noam Chomsky “La vera minaccia non è l’Iran”

•luglio 5, 2012 • Lascia un commento

da Internazionale

8 marzo 2012

Sull’ultimo numero della rivista Foreign Affairs c’è un articolo di Matthew Kroenig intitolato: “È ora di attaccare l’Iran. Perché colpire sarebbe il male minore”, e una serie di altri suggerimenti su come arginare la minaccia iraniana. I mezzi d’informazione continuano a considerare probabile un attacco israeliano. Washington esita, ma lascia aperta la possibilità di un’aggressione e quindi continua a violare lo statuto delle Nazioni Unite, che è la base del diritto internazionale. Con il crescere della tensione aleggia nell’aria l’inquietante eco dei preparativi per le guerre in Afghanistan e in Iraq, a cui si aggiunge la retorica della campagna per le primarie repubblicane negli Stati Uniti.

Il timore di un “pericolo imminente” viene spesso attribuito alla “comunità internazionale”, in realtà solo gli alleati di Washington hanno questa paura: il resto del mondo vede le cose in un altro modo. Cina e Russia sono contrarie alla politica degli Stati Uniti verso l’Iran, come l’India, che ha annunciato di voler aumentare gli scambi commerciali con Teheran. La Turchia segue la stessa strada. Gli europei considerano Israele la principale minaccia alla pace mondiale. Nel mondo arabo l’Iran non è amato, ma solo una piccola minoranza degli arabi lo considera pericoloso, mentre la maggioranza diffida di Israele e degli Stati Uniti e ritiene che la regione sarebbe più sicura se l’Iran fosse in possesso di armi atomiche.

Continua a leggere ‘Noam Chomsky “La vera minaccia non è l’Iran”’